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martedì 9 febbraio 2010

mimosa in fiore

La mimosa viene considerata una pianta mediterranea, in realtà proviene dal continente australiano, ma ha trovato nel nostro ambiente le condizioni ideali.
E' preferibile non piantarla nei piccoli giardini perchè ha un apparato radicale molto superficiale che impedisce la crescita  di ogni pianta posta nelle vicinanze, inoltre dalle radici si sviluppano facilmente dei polloni che tendono a trasformare  il giardino in un boschetto di mimose. Il vento poi le abbatte con facilità.
La sua fioritura,  luminosa e affascinante,  preannuncia la primavera, ma è di breve durata e il gelo e la pioggia la rovinano subito.
Godiamocela, è come la nostra vita.

lunedì 8 febbraio 2010

le prime farfalle di febbrario

sabato 6 febbraio 2010

choisya ternata arancio messicano

giovedì 4 febbraio 2010

camellia japonica

la camelia ama i terreni freschi, acidi e la mezz'ombra. Rifugge i venti soprattutto quelli carichi di salsedine così frequenti nelle zone costiere della Sardegna.
Per l'irrigazione occorrono acque povere di calcio e di sali disciolti in genere.
la trovate da :
www.lafumosa.com

giovedì 14 gennaio 2010

Fili di paglia: Cartoline

Fili di paglia: Cartoline
una bella descrizione degli stagni di fronte all'isola di Tavolara.
Se non è giardino di Gallura questo?

martedì 12 gennaio 2010

il falso ecologismo ovvero un manto di silicio sul giardino della Sardegna

Sul quotidiano la Nuova Sardegna del 7 dicembre è apparso un articolo in cui il sindaco di Mores evidenzia la speculazione in atto sull'installazione dei pannelli fotovoltaici nelle campagne sarde.
Ma questo allarme era stato già e dato in altre occasioni  ed in modo anche molto esplicito:

Il fotovoltaico non matura nei campi

  VILLAPERUCCIO. Aumentano in tutta l’area del Basso Sulcis le richieste di impianti fotovoltaici a servizio delle aziende agricole, soprattutto per le coltivazioni serricole. Ciò che a prima vista sembrerebbe un grande vantaggio, sia in termini di risparmio energetico sia per la difesa dell’ambiente, in realtà rischia di manifestarsi come un grave motivo di preoccupazione per le amministrazioni comunali del territorio. Le coperture con celle fotovoltaiche, infatti, riguardano vaste estensioni di aree agricole.  Le richieste di autorizzazione, inoltrate ai Comuni, sono ormai nell’ordine di diverse decine. Il fenomeno, comunque, non è circoscritto al Basso Sulcis ma si sta verificando in mote aree della Sardegna, tanto da suscitare le preoccupazioni di numerosi sindaci. I dubbi riguardano evidenti problemi di carattere ambientale. Se queste enormi estensioni di celle fotovoltaiche fossero inserite in aree industriali non ci sarebbe molto da ridire. Ma il fatto che siano proposte in autentiche oasi paesaggistiche, zone agricole e pianure non può che far arricciare il naso a coloro che hanno davvero a cuore la salvaguardia della natura.  Quando i Comuni sono chiamati a rilasciare le autorizzazioni devono rifarsi alle direttive regionali in materia, le quali prevedono l’esclusione della procedura di screening ambientale per quegli impianti parzialmente integrati o con integrazione architettonica. Tradotto in termini più comprensibili, significherebbe che si possono costruire tranquillamente questi impianti fotovoltaici a condizione che siano integrati dal punto di vista architettonico.  E le valutazioni paesaggistico-ambientali? Questi impianti solari per la produzione di energia elettrica, in pratica a livello industriale, all’interno delle zone agricole, senza un’adeguata istruttoria che ne accerti le concrete ricadute economiche nelle aree interessate, non si potrebbero realizzare. Lo conferma una sentenza del Tar Sardegna, di qualche mese fa. I progetti presentati in queste settimane, come correttamente ha fatto notare anche l’amministrazione comunale di Galtellì (Nu) in una lettera inviata al presidente della Regione Sarda, farebbero pensare che si stiano inventando degli impianti serricoli, creati solo per permettere l’integrazione architettonica delle installazioni fotovoltaiche. Insomma, queste ultime non sarebbero utili all’agricoltura ma servirebbero solo per una produzione industriale di energia elettrica.  I progetti rischiano di essere realizzati perché il loro iter non prevede delle forme di controllo e di verifica dell’impatto ambientale. Per frenare la «corsa all’oro», cioè il grande fervore dei progettisti e delle società collegate, incuranti della difesa dell’ambiente ma interessati solo ad ulteriori business, è stato chiesto alla Regione un intervento urgente per valutare le situazioni ed adottare dei provvedimenti per evitare danni all’ambiente. - Enrico Cambedda

Ma dopo qualche giorno ecco le nuove voci a favore dell'installazione dei pannelli sui terreni agricoli:

L Unione dei Comuni alla guerra del fotovoltaico

 OZIERI. Sono tanti i progetti di realizzazione di impianti fotovoltaici tramite serre o installazioni in piano presentati a Ozieri e in altri Comuni del territorio. Molti di questi però sono fermi, a causa della confusione normativa creata dal passaggio delle competenze decisionali per l’approvazione di questi progetti dalle Province alla Regione, sancito da una norma Ras.  Per chiedere una pronta uscita da questa impasse burocratica si è di recente mossa anche l’Unione dei Comuni del Logudoro, che ha approvato una delibera di protesta che è stata inviata alla giunta Cappellacci e in particolare all’assessorato all’Industria. La delibera afferma la volontà dei Comuni del Logudoro di rispondere prontamente alle pressanti richieste degli imprenditori, ma che anche la Regione ponga al riparo gli enti locali dal rischio di incappare in ricorsi, e rivalse di risarcimento danni che diversi imprenditori minacciano di intentare nei confronti dei Comuni che hanno dichiarato le pratiche non ricevibili o comunque per quelle in sospeso.  Per evitare questo, i Comuni chiedono che la Regione fornisca adeguati strumenti all’interno di un quadro giuridico certo. Il passaggio di competenze, sancito dalla legge regionale 3 2009, ha rimandato la disciplina dell’approvazione dei progetti (in particolare di quelli portati avanti da imprenditori agricoli che chiedono l’approvazione di progetti di strutture con impianti fotovoltaici integrati e parzialmente integrati per il miglioramento energetico) a una normativa nazionale, il decreto legislativo 387 del 2003. Da qui, a detta dei sindaci del Logudoro, nasce la confusione, anche perché tutta la norma è subordinata all’approvazione del Piano Energetico Regionale, che ancora non è avvenuta e oltretutto perché, come si legge nel documento dell’Unione del Logudoro, la normativa in vigore è controversa e lacunosa proprio a causa della legge regionale che ha lasciato gli operatori del settore privi di strumenti per poter agire. Già da tempo si attende da parte della giunta regionale l’adozione di un atto interpretativo, che chiarisca definitivamente la materia, rassicuri gli imprenditori e ponga al riparo gli enti locali, da perdite e rischi.  La domanda è: chi deve decidere? “A rigore interpretativo - dice il documento dell’Uc Logudoro - le pratiche resterebbero in capo alla Regione secondo la procedura dell’autorizzazione unica ma non tutti si sentono di avventurarsi in questa strada. La Provincia si è dichiarata giustamente incompetente, mentre la Regione non risponde rimettendo le scelte ai Comuni, che in alcuni casi, per non rischiare l’adozione di atti nulli per incompetenza (con la successiva impossibilità di proseguire i lavori iniziati), hanno dichiarato le richieste attualmente irricevibili da parte dei Suap”.  Occorre pertanto che la Regione metta fine a un’incertezza che potrebbe avere ripercussioni sull’economia e vanificare la volontà di coloro che cercano di darle nuovo impulso. - Barbara Mastino


 Sarebbe il caso di fare chiarezza sul fotovoltaico nelle campagne. La cosiddetta integrazione nelle strutture è un concetto che va benissimo se applicato agli edifici rurali, in cui i pannelli diventano parte della  struttura del tetto o delle coperture di stalle, case coloniche. Ma come al solito le disposizioni di legge  possono essere interpretate in modo distorto  per favorire interessi che nulla hanno a che vedere con lo spirito della legge.
L'installazione dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica è stata giustamente  incentivata per ridurre l'uso dei combustibili fossili, che attualmente sono più convenienti.
L'incentivazione avviene con contributi a fondo perduto e con l'obbligo per l'ENEL di acquistare l'energia da fonti rinnovabili ad un  prezzo tale da premiarne i produttori -ed il prezzo è ancora più elevato se l'impianto è"integrato" nelle strutture edilizie.
Ed ecco il genio italico che interviene e  scopre che la possibilità di ottenere alti profitti si ha trasformando le serre in impianti fotovoltaici !
Ma.. le serre sono delle strutture produttive che utilizzano proprio l'energia solare per la loro attività, per cui la messa in opera di pannelli solari sul tetto le renderebbe inutilizzabili per lo scopo per il quale sono state concepite e costruite.
Il sole è la fonte di energia che consente alle piante di accrescersi e produrre.
Se si consultano i siti di  alcune più note aziende produttrici di serre si può constare che sono state disegnate delle strutture apposite per alloggiare i pannelli solari e si può notare che i pannelli si installano  ovviamente sul lato Sud, quello che riceve la maggiore intensità luminosa. Si veda, ad esempio:
http://www.artigianfer.net/pagine_en/solar_en.html
http://www.emmegi-eco.com/

Come giustamente sottolineato dalla giornalista B.Mastino dell'articolo citato il fotovoltaico selvaggio apre la strada alla trasformazione delle nostre campagne in baraccopoli, che alla fine del loro ciclo produttivo, che dipende dallo sviluppo tecnologico -e che può essere anche brevissimo- lasceranno solo rottami che gli speculatori non sono obbligati a rimuovere, come accadrà per gli impianti industriali dismessi. Come è accaduto per le cave di granito che hanno lasciato enormi crateri nelle colline della Gallura, discariche di milioni di metri cubi  e silicosi diffuse per chi vi ha lavorato.

lunedì 11 gennaio 2010

l'espansione incontrollata delle periferie sarde, ovvero urbanistica della" ziminata"

l'articoletto che segue, comparso sul quotidiano locale è passato quasi inosservato eppure è di enorme importanza. il titolo sarebbe dovuto essere su tutta la pagina :
CEMENTO SENZA CONFINI.
Lo spezzettamento dello spazio agrario è un fatto acquisito in gran parte dell'Italia.
L'espansione delle città sarde è avvenuta a scapito delle campagne. Cagliari  e Sassari si sono mangiate le zone agricole dei paesi circostanti, mentre le residenze nei centri storici sono diminuite.Con le conseguenze a tutti note e che qui non  è il caso di ricordare.
La nuova legge regionale toglie ogni vincolo all'edificazione sui suoli agrari: accontenta i proprietari terrieri grandi e piccoli che possono spezzettare i propri terreni e venderli a piccoli lotti .Questa è la politica della ziminata, alla sassarese, perchè la campagna perde il suo utilizzo produttivo per diventare il luogo in cui sorgono tante piccole baracche per le mangiate domenicali, magari con un brandello di orticello e di giardino. E' però la fine del paesaggio della Sardegna dei suoi immensi spazi liberi, quasi desertici.
Non sappiamo sfruttare le nostre risorse per il futuro, le stiamo dilapidando, tanti Biancareddu sono pronti a barattare il giardino della Sardegna in cambio di voti che offrono lauti stipendi. Costoro non amano la nostra terra.. e si fanno chiamare Sardisti. Povero Lussu!
Ma dove sono gli urbanisti??

Biancareddu: «Con un ettaro si può costruire anche nelle campagne»

  OLBIA. Il piano casa rivoluziona anche la possibilità di costruire in campagna. Se con la giunta Soru venivano posti vincoli rigidissimi per mettere un mattone sopra l’altro, ora con un emendamento entrato nella legge e presentato da Andrea Biancareddu, Udc, si apre la strada agli interventi nella zona agricola. «Ora basta un ettaro per costruire una casetta di 90 metri quadri - spiega Biancareddu -, anche se non si è agricoltori. Anche se non si vive sempre nell’agro. È possibile grazie a questo intervento rendere possibile la salvaguardia e il ripopolamento delle campagne. E nessuno ci accusi di volere il cemento selvaggio.(!!!) Si potranno fare solo interventi armonici. Per fare un esempio in Gallura il modello da seguire è lo stazzo e non il palazzetto. Non vogliamo favorire gli speculatori, ma chi ama la campagna e chi da sempre ci vive e la frequenta. Sono convinto che con interventi armonici si dia maggiore valore al territorio». (l.roj)

mercoledì 6 gennaio 2010

capparis spinosa



Il cappero è poco o nulla usato nei giardini in Sardegna. E' una pianta che cresce sugli  impervi costoni  calcarei di Scala di Giocca  e sulle pareti a picco del Castello di Cagliari ma è quasi sconosciuta nei giardini privati e pubblici. Il giardinaggio in Sardegna si basa sul prato e su piante quasi sempre estranee al nostro ambiente.. Raramente le siepi sono di mirto, si preferisce l'esotico Eleagnus, ormai onnipresente in tutte le zone.
I sardi dovrebbero essere orgogliosi del loro patrimonio naturale e invece manca una educazione  al rispetto dell'ambiente, i vecchi edifici tipici delle campagne sono quasi sempre  abbandonati, mentre accanto si costruisce una villetta in stile "continentale" o smeraldino con immancabile porticato, archi e loggette. E attorno prato, palme e bouganvillee.

martedì 5 gennaio 2010

Quasi primavera

La fioritura della primula  sembra segnare la fine dell'inverno, anche le camelie sono in fiore,ma...la primavera è ancora lontana.
le primule le trovi a la fumosa

panorama del fiume Coghinas

Il fiume Coghinas scorre nella vallata di Tisiennari al confine fra la Gallura e l'Anglona  fino alla fertile pianura e al mare


il Fiume Coghinas  la piana e la foce


domenica 29 novembre 2009

orchidea Cymbidium in vaso all'aperto

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Il cymbibium è adatto,in climi miti ad esser tenuto all'aperto tutto l'anno.
In estate si ha una magnifica fioritura di lunga durata.

domenica 22 novembre 2009

il mare della Sardegna visto da lontano


panorami della Sardegna:Ogliastra


Le rive del lago Flumendosa


panorama dei monti di Ogliastra